Fango

Non è facile essere donne. Sempre insoddisfatte, irrisolte, sempre a combattere contro noi stesse e contro gli altri. Sempre a fare confronti. E il meccanismo del confronto è un meccanismo perverso: c’è sempre qualcuna (o qualcuno) che è più brava, bella, organizzata, forte, determinata, coerente e costante di noi. Con meno brufoli, con la piega sempre a posto, con le idee più chiare. Qualcuno a cui le ciambelle riescono sempre col buco e a cui non si brucia mai l’aglio nel soffritto. C’è sempre qualcuno che, nonostante cerchiamo di stare al passo e andare a tempo, ci fa sentire in ritardo, col fiatone. Ma a ben guardare la lotta non è contro gli altri o le altre. E’ contro noi stesse. Ci sono giorni che mi alzo la mattina e mi voglio tanto bene, cioè, mi piaccio proprio, mi trovo carina, intelligente e anche abbastanza simpatica. Certi altri invece mi guardo allo specchio e proprio non mi sopporto, prenderei a calci pure la mia ombra, litigo con me stessa, mi trovo insopportabile, irrisolta, inconcludente. Mi sento non abbastanza. E so che per tutte le donne è così, fa parte della nostra natura. C’è quella che ha passato la notte in bianco a rimuginare, a pensare, e si sveglia con due palle da tennis al posto degli occhi. Quella che la sera prima si sentiva sola e incompresa e ha fatto fuori un pacco di merendine intero, poi la mattina dopo si sveglia con un drago sputafuoco nella pancia e un chilo in più sulle cosce e si maledice. Quella che non riesce a tenere a bada i figli nonostante segua alla lettera i consigli di Tata Lucia e si sente una pessima madre. Quella che vorrebbe tanto mandare a quel paese un uomo che la tiene in sospeso e sospesa come sul filo di un’equilibrista, ma non ci riesce, e si macera e si maledice pure lei. Siamo tante, tutte equilibriste in un modo o nell’altro. E allora c’è chi giura: da domani rimetto in riga i figli, oppure sogliola bollita e carote fino alla prova costume, oppure ancora, lo mollo, cancello il contatto da facebook, da whatsapp, da twitter e lo cancello pure dalla testa. Dal cuore è un altro paio di maniche. Oppure smetto di pensare, mi faccio una bella tisana della buonanotte e domani mattina mi sveglio senza occhi a palla. Sarebbe più facile se riuscissimo ad accettarci per come siamo, a smettere di fare confronti. Ma “donna” e “facile” sono parole che vicine proprio non ci sanno stare. Mi guardo intorno e vedo amiche, conoscenti che hanno seguito un percorso diverso dal mio. La vita mi ha portato altrove o forse mi ci sono portata da sola. Lo posso dire che a volte mi sento una schifezza per questo? Mi viene da pensare “Ma quanti errori ho fatto? Quanti ne avrei potuti evitare? Quante battute d’arresto e quanto tempo perso… Ma possibile che, tra tante, proprio a me sia toccato questo destino?”. Poi ci penso un attimo e mi rispondo “Sì, è possibile.” Del resto, a pensarci bene, a me le strade troppo frequentate non sono mai piaciute, mentre fare il giro lungo e trovare soluzioni alternative mi è sempre venuto naturale, gradito direi. E quando ci sentiamo abbandonate in mezzo al nulla, non è che per forza siamo state abbandonate da qualcuno. Magari ci siamo lasciate noi, da sole.
La realtà non è sempre rosa, rosa fenicottero. La realtà spesso è un fango melmoso. Capita persino che una per fotografare i fenicotteri, rischi di cadere nella laguna con tutte le scarpe. Nuove, magari. Ad un’amica mia è capitato. Capita anche a me con una frequenza che oserei definire disarmante. Il giorno che ti gira male, sei lì che ti arrovelli e proprio non accetti che sia toccata a te, quella strada lunga e tortuosa. Il giorno che ti gira bene, pensi addirittura che è proprio fico poter vedere paesaggi e scorci che altri non vedranno mai. Anche se per farlo hai mandato a quel paese la piega e sei coperta di fango dalla testa ai piedi. Poco male, dice che i fanghi fanno bene.

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