La resa

E se quelle mie debolezze che da una vita combatto, fossero in realtà i miei punti di forza? E se quel caos dentro, in cui sono immersa e in cui ho spesso rischiato di annegare fosse la mia ancora di salvezza? E se la mia ricerca di linearità non fosse un espediente per liberarmi della tortuosità del mio essere, ma solo l’espressione delle mie innumerevoli, fisiologiche contraddizioni? Amo le linee nette e rette, mi compiaccio nell’osservazione di uno scenario ordinato, di un’immagine coerente, pulita, senza sbavature. Ma amo anche le linee curve, sinuose, i colori contrastanti, stridenti,  che si affrontano spavaldi per poi fondersi, infine, gli uni negli altri. Come in una resa. E anche io mi arrendo. A me stessa. A quella parte di me stridente, incoerente, caotica. A quei colori poco complementari che però in me convivono armoniosamente. A quelle rette parallele che a volte, non si sa come e perchè, divergono, vanno ognuna per la propria strada, per poi riavvicinarsi più in là. Mi arrendo. Prendo una tela, metto su una musica ogni volta diversa e mi lascio guidare. Sperimento nuovi colori e accostamenti. Lo sfondo è omogeneo, placido, liscio, poi piccoli tocchi convulsi, corposi, materici increspano la superficie. Ogni volta è una me diversa che rappresento. Una me che amo e accetto. E in quel caos calmo sta la mia forza.

(Foto personale)

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