Arrivederci bella Idrusa (1 agosto 2015)

La Puglia mi ha cambiato il colore della pelle. Mi ha cambiato il colore degli occhi che, dicono, hanno assunto le sfumature cangianti delle ali dei coleotteri. Quello che so è che la Puglia mi ha regalato quello che cercavo. Io che sono luce e ombra, nelle sue luci e ombre ho trovato i miei chiaroscuri. Io che sono perennemente in bilico, nelle sue contraddizioni e contrasti ho trovato il mio equilibrio. Ho fatto scorta di musica e parole di questa terra, ho fotografato con gli occhi albe, tramonti, il blu e il verde del mare, ho impresso nella memoria la voce del vento che stamattina soffiava più forte, forse per accompagnarci nella partenza. E ora, mentre i Ghetonìa cantano in un griko che poco conosco e già tanto amo, penso che avrei tanto voluto rimanere lì, a fare equilibrismi sulle rocce taglienti, abbarbicata come un paguro su uno scoglio ad aspettare, stanare e seguire il granchietto Michè, a farmi cuocere la pelle dal sole e dal sale, coi capelli annodati e spettinati. Il mare ti mette davanti a ciò che sei e te lo fa amare, ti riporta a ritmi lenti e alla naturalezza delle cose. E questa Puglia che vibra come la pelle di una tammorra e tintinna come i sonagli di un cembalo, io ora me la porterò dentro. Fino al prossimo incontro. Presto.

(Foto personale)

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