Settembre

Era ancora estate sabato scorso a Capalbio.

Sole, tanto. Caldo, anche. Lenzuola stese al vento. Turisti in canottiera e sandali. Mercatini nelle piazzette del paese. Il mare calmo lì ad un passo, che se allunghi una mano sembra di poterlo toccare. Formiche grandi e veloci, pasciute di briciole lasciate abbondanti dai turisti agostani, sul muretto del parco su cui ci sediamo per consumare il pranzo al sacco portato da casa. Eppure…eppure…c’è qualcosa nell’aria. Una stasi che sa di fermento. La Natura trattiene il respiro prima di soffiar via con il tiepido fiato residuo quello che rimane dell’estate. Ci inerpichiamo per i vicoli silenziosi e vuoti. Dalle case rumore di forchette e piatti e la voce di qualche cantante alla radio. Un abito acceso di rosa su una stampella appesa ad un’imposta chiusa, in strada, al piano terra, presenza priva di peso corporeo, ma pur sempre presenza. Ad un tratto lo sento. Il profumo d’autunno. Incanalato e sospinto dal vento nei vicoli, arriva alle mie narici protese. Sentore di legna nel camino…crepita, schiocca…non è ora, non ancora. Profumo di ragù di cinghiale….sobbolle, sobbolle…borbotta la pentola…non è ora, non ancora…è ancora estate, è ancora caldo. Odore di castagne sugli alberi…è lieve, un accenno, una carezza…silenzio…al chiuso, nel riccio, crescono…non è ora, non ancora…è presto, c’è tempo. Mi rincorre il profumo di terra umida e si lascia rincorrere. Terra scura bagnata, e io disorientata mi volto di scatto per guardarlo in faccia, l’autunno. Non è ora. Non ancora.

Corro su, per i vicoli di pietra viva, ancora verdi di edere rampicanti e gelsomino e ortensie e un fico troppo piccolo per dare già frutti. Corro su, verso le mura antiche del paese. Corro su, a cercare aria e sole e cielo. Ecco il mare, allungo la mano, lo posso toccare. Inspiro. Trattengo il fiato più a lungo che posso, per non dover soffiare via quest’estate. Non ora. Non ancora.

(Foto personale)

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