La mezza stagione

Si dice che non esista più la mezza stagione. E invece sì. Esiste. Come esistono le mezze misure. Le mezze porzioni. Le vie di mezzo. Le mezze verità.

Esistono anche persone divise a metà, per naturale e fisiologica disposizione caratteriale. Sono quelle che si arrovellano, si scavano dentro ed esplorano le proprie profondità, alla ricerca di quel qualcosa che sentono mancante. Scendono giù, con violenza e senza pietà, dilaniando strati e strati di sé con una trivella da carotaggio. Incomplete si sentono, insoddisfatte, tormentate. Catapultate in un tempo e in un luogo che non percepiscono come propri e congeniali. Persone luminose, apparentemente risolte, che sembra possano contare su un baricentro stabile. Ma non c’è niente da fare. Nella parte più interna degli occhi rimane sempre una sedimentata malinconia, come i fondi del caffè in una tazzina vuota.

Camminava sul bagnasciuga di sabbia scura. Riflessi abbaglianti di granelli ferrosi la facevano sembrare punteggiata di preziosi cristalli. Era una mattina di settembre, quando non è più estate e non è ancora autunno. La mezza stagione. Anche il mare lo sapeva e restituiva alla spiaggia conchiglie divise a metà, tagliate di netto nell’attimo esatto in cui l’estate aveva deciso di raccogliere tutto il suo bagaglio di sole, caldo, leggerezza, sorrisi, divertimento, spensieratezza, abitini colorati, sandali, palette, secchielli e andare via.

Lì, raccogliendo e trasportando tra le braccia un bottino fatto di mezze conchiglie, pietre e relitti, in quel momento di sospensione e incompletezza, lei si era sentita completa.

(Foto personale)

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