Tempo perduto

La sua bottega è vicino casa mia, un negozio piccolo piccolo, proprio come te lo aspetteresti. Dietro un bancone alto in legno e vetro, che prende in larghezza tutto il negozio, c’è nascosto lui, un uomo di almeno due generazioni fa con gli occhiali calati sul naso, un sorriso gentile e ironico, sguardo vispo, sopracciglia folte. Io non lo so come faccia a raccapezzarsi tra tutti quei minuscoli pezzi, tutte quelle componenti sparse sul suo banco da lavoro. Mille pinze e ferri del mestiere. Perché il guaio può essere superficiale, ma a volte il problema è meccanico, a volte elettrico, come in un cuore. Quindi bisogna essere pronti ad ogni evenienza. Bisogna essere pronti, con pazienza e perseveranza, ad andare in profondità. I gesti sono precisi, la mano è ferma e sicura tanto quanto quella di un chirurgo. In effetti anche lui è una sorta di medico. Cura il tempo.

Il suo è un mestiere antico, uno di quelli che in qualche modo sopravvive ancora all’avvento della tecnologia moderna. Oggi le persone purtroppo non ci pensano due volte a gettare nella pattumiera un oggetto che non funziona più, ma un orologio che si rompe si prova sempre a farlo riparare. Forse perché spesso è un regalo ricevuto per un’occasione speciale. Magari è appartenuto ad un genitore, ad un nonno, e tramandato di generazione in generazione è arrivato fino a noi, con il suo aspetto un po’ retrò e il suo bagaglio di affetto e memorie. O forse perché, in fondo, gettando un’orologio ci sembra quasi di gettare via del tempo. E il tempo, si sa, non si spreca mai.

Mi sono sempre chiesta dove va a finire il tempo, quando si ferma. Quand’è che il meccanismo si inceppa? Quando le lancette decidono di congelarsi in un istante che potrebbe anche rimanere eterno? E quando questo accade, che fine fanno i secondi, i minuti, le ore, i giorni che l’ingranaggio non segna più? Che fine fanno gli istanti vissuti e quelli ancora da vivere? Gli sguardi che avremmo potuto scambiare, gli abbracci che avremmo potuto dare, le emozioni che avremmo potuto provare, i ricordi che avremmo potuto accumulare.

Persi? Forse no.

Mi piace pensare che vadano a sistemarsi in una sorta di magazzino, per essere reimpiegati successivamente, quando la vita vuole regalare una seconda occasione a chi la merita. Un bacio che qualcuno non ha avuto il coraggio di dare. Parole che si sono fermate in gola e non sono state dette. Un favore che non abbiamo potuto fare ad un amico. Perché non ne abbiamo avuto il tempo.

Già. Sembra sempre di averne troppo poco.

E allora ecco che qualche volta, dal magazzino degli istanti perduti, si stacca una manciata di secondi, di minuti, quel tanto che basta per farci prendere coraggio e portare a termine l’impresa.

Dopotutto un orologio ed un cuore non sono poi così diversi. Entrambi battono, entrambi scandiscono il tempo. Quello della nostra esistenza.

(Foto personale)

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