Binari

A volte ho l’impressione di attraversare le giornate inconsapevolmente, per la maggior parte del tempo. Come se una patina leggera mi ricoprisse impermeabilizzandomi e proteggendomi dalla cosciente certezza del mio essere, del mio esistere sul serio. Ogni mattina mi sveglio, vado a lavoro, faccio il mio dovere, mangio, leggo, penso, parlo con altri, scrivo. Ma a volte, se mi estranio per un istante, se riesco ad uscire fuori da me e ad osservarmi come un osservatore esterno farebbe, riesco a distinguere chiaramente gli automatismi, ciò che faccio perchè so che va fatto. Il tempo scorre, la giornata va avanti e non la puoi fermare. Non mi posso fermare.

Ci sono dei momenti in cui invece mi fermo, almeno con la testa. Un pensiero prende il sopravvento e taglia fuori tutti gli altri che normalmente si affastellano caoticamente e in ordine sparso. “Lunedì devo prendere la carne. Cosa? Spiedini. Petto di pollo. A bocconcini? Li faccio col curry. O a fettine? Poi vedo. Il biglietto per il ritorno ce l’ho. Stomaco. Oddio lo stomaco. Mi viene da vomitare. Guarda dritto. Ammazza che caldo su ‘sto tram. Mamma….vorrei sapere com’è che ci adoriamo ma finiamo sempre a discutere. Come caspita guida ‘sto conducente. Arancione! È arancione. Frena. Piedi ciondolanti. Mi fanno tenerezza le signore sedute sui mezzi coi piedi che non toccano terra. Sembrano bambine. Madò, ma che scarpe s’è messa quella?! Ah! Le uova. Devo pure fare quelle zucchine che sennò mi vanno a male. Chissà se Claudia ha risolto col ginocchio. Eugenia come starà… Dopo scrivo a Chiara. Stomaco. Brontola. Nausea. Fosse fame?? Piove. Te pareva. Sul treno scrivo pure a Eli…”.

Il flusso di coscienza si blocca. Guardo la borsa nera di pelle che ho sulle gambe. Fisso il vuoto. E quel pensiero si fa largo sbattendo tutti gli altri fuori. Di prepotenza. “Sono io. Sono qui. Esisto. Sono io con la mano appoggiata sulla valigia qui accanto. Sono io col mal di stomaco.  Sono io su questo tram affollato. Sono io. Sono io. Io.”
E questo pensiero, questa presa di coscienza immediata, fulminante, circoscritta, apparsa in un momento di normalità quotidiana, mi lascia nuda e cruda davanti a me stessa. Mi lascia sospesa sull’orlo dell’abisso. Guardarsi da fuori e da dentro insieme. Guardare se stessi negli occhi senza essere davanti ad uno specchio. Forse è per questo che di solito metto il pilota automatico, avere piena coscienza del sè, dell’essere, del vivere, in ogni istante della giornata, probabilmente condurrebbe chiunque alla follia e all’alienazione in tempi brevi.

Vado a prendere questo treno, il primo veramente autunnale dopo uno stop di qualche settimana. Guardo dritto, seguo il binario. Non deragliare. Non deragliare. Serena, mi senti? Sono io. Io sono te.

(Foto personale)

image

Annunci