Nata libera

Ho sempre voluto e amato l’indipendenza e la libertà. Da quando sono nata. Da quando a 6 mesi ho iniziato a parlare per soddisfare la mia curiosità, per chiedere precisamente quello che volevo sapere: non mi accontentavo che altri lo intuissero in modo vago. Da quando a 8 mesi ho cominciato a camminare da sola, per andare dove volevo e non dove mi portavano. Da quando ho iniziato a sciogliere la cintura del passeggino per scivolare via dalla parte di sotto mentre mamma faceva la spesa al mercato, povera donna, le paure che le ho fatto prendere. Non ho mai amato le costrizioni, le calze con l’elastico che stringe troppo in vita, la maglietta della salute Dual Blu che anche se era cotone-dentro-e-lana-fuori mi pizzicava ugualmente sulla pelle di bambina, mi faceva sentire goffa e legata, la percepivo pesante come un’armatura. Mi veniva messa per cercare di evitare il tremendo e ricorrente maldigola con le placche e il febbrone che, puntualmente, ricorreva lo stesso, non si capiva perché. L’ho scoperto di recente, il perché. Ma questa è un’altra storia.

La smania di andare, partire, il piacere di fare le cose autonomamente e l’esigenza di avere del tempo per me sola sono rimasti, nonostante io sia cresciuta e di tempo ne sia passato un bel po’, da allora. Ma quand’è che ho capito che indipendenza e responsabilità aumentano secondo un rapporto di proporzionalità diretta? C’è stato un momento preciso in cui ho realizzato che “fare quello che mi pare” era una mezza illusione e non era poi ‘sta gran figata che immaginavo, oltre ad implicare anche una cospicua dose collaterale di rogne, gatte da pelare e preoccupazioni? L’altro giorno, mentre rientravo a casa dal lavoro e infilavo la chiave nel portoncino del palazzo, ho improvvisamente ricordato quel momento.
È stato quando mia madre mi ha consegnato il “mio” primo mazzo personale di chiavi di casa. Ero al liceo, anche perchè prima di allora non avevo modo e motivo di rientrare a casa in orari in cui il focolare domestico non era presidiato da qualche membro della famiglia. Ricordo che quelle due chiavi, tanto desiderate, anelate, agognate, una volta ottenute mi sono sembrate più pesanti del mazzo di chiavi di San Pietro in persona. Erano due, ma portavano con loro tutto un carico di raccomandazioni, preoccupazioni e paure che quasi quasi era meglio non averle! “Stai attenta, mi raccomando! Guarda che se le perdi dobbiamo cambiare serratura! Dove le metti? Tieni, prendi questo astuccio, mettile dentro allo zaino, non nella tasca esterna, che sbadata come sei quando tiri fuori la merenda a ricreazione ti cadono e neanche te ne accorgi!!!”.
Morale: le ho messe nello zaino, dentro proprio, la merenda mi è andata di traverso perchè ho dimenticato di non averle messe nella tasca esterna e credendo di averle perse ho masticato amaramente pizza bianca e fiele, già temendo i giustificatissimi cazziatoni casalinghi. Poi, illuminazione! Ho ricordato il prezioso astuccio di mamma. Una volta a casa, fuori dal portone, tre ore per frugare nel pozzo di San Patrizio che era il mio Invicta, tra vocabolario di greco, appunti di storia dell’arte e geometria, diario, quaderni, libro di letteratura italiana e antologia di classici latini. Alla fine le ho scovate, dopo essermi trafitta le dita col compasso uscito dalla custodia e ho rimpianto il tempo in cui citofonavo e mamma apriva cinque secondi dopo.
Comunque, poi ci ho preso la mano, ma le chiavi di casa le ho sempre considerate una reliquia da proteggere a costo della vita stessa.
Oggi, ancora oggi, per me la chiave è un simbolo. Di libertà, autonomia, anche coraggio se vogliamo. Quante volte siamo chiamati a fare scelte, ad aprire porte scomode, le chiavi le abbiamo, come abbiamo anche paura di girarle nella serratura e vedere cose c’è dietro.

Sarà forse per questo che tra le collane che ho, una delle mie favorite ha un ciondolo a forma di chiave. È semplice, non è una cosa vistosa o particolarmente preziosa. Comprata in un periodo difficile della mia vita, un periodo in cui mi sentivo fragile e sola, avevo bisogno di un simbolo che mi ricordasse che avevo la forza, il coraggio e la libertà di aprire tutte le porte che volevo ed oltrepassare sia i miei problemi che i miei limiti. La indosso spesso. E tengo sempre a mente i versi di una canzone.
“Le porte chiuse a chiave ingannano, quel che c’è dietro mi spaventa un po’. Le voglio spalancare e vivere, così desiderare diventerà decidere”.

(Foto personale)

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