Insonnia

La notte sa essere spietata e crudele. Quando scende la sera e calano le ombre come losche figure circospette, protette da lunghi manti di pece e cobalto, le paure strisciano fuori dagli anfratti più nascosti della mente.
Sotto forma di sogni. Sotto forma di nubi nere di pensiero, prendono corpo. Uno sciame ronzante. Una pressa schiacciante. Un pungiglione che stuzzica e lacera e dilania.

La notte sa essere terribilmente lunga e silenziosa. Troppo silenziosa. Tanto che ogni fruscio diventa stridore, ogni sibilo di vento si trasforma in uragano, ogni sussurro diventa grido. Ogni secondo diventa lenta cascata di granelli di sabbia in una clessidra di infinite ore.

Riemergono volti. Si fanno largo sinuosamente intrecciandosi in storie improbabili e illogiche, specchio di desideri nascosti e mai confessati, o di timori schiacciati e soffocati di solito sotto uno strato di delicata ma impenetrabile luce diurna.

Nessuno è al sicuro. Nessuno può sfuggire a se stesso. La notte non cela, rivela. La notte trasforma e trasfigura.

Così può capitare che svoltando un angolo, da un muro, emerga un volto dai lineamenti grotteschi o duri o sfuggenti. Dalla bocca esce un filo continuo di parole di lana, una matassa di morbide fibre. Disegnano nell’aria fumose spirali di sillabe comprensibili solo nel buio di un cielo grave e nero.

Tic tac tic tac tic tac tic tac.

Un orologio batte i secondi rumorosamente.

La cascata dei granelli porta via frammenti di tempo liquido.

La notte sa essere complessa come un labirinto. Sai che ne uscirai. Ma non sai come e quando.

(Foto personale)

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