Lasciar andare

Sì è lasciata andar via. Si è persa. E non si è ancora ritrovata. Si lascia vagare attraverso giornate uguali, grigie anche quando c’è il sole. A guidarla c’è una sequela di gesti ripetitivi, fatti sempre alla stessa ora, sempre con la stessa noiosa stanchezza. Apre il cassetto. Prende la padella. Versa l’olio. Accende il fornello. Apre il frigo. Zucca e broccoli. Prende la carne. Mette a cuocere la carne. Mangia la carne. Lava il piatto e la padella. In tv i cuochi delle 20.30 cucinano. Sapidità. Croccantezza. Equilibrio. Amalgamare. Deglassare. Sfumare. Sembrano divertirsi a preparare sushi di verdure e chutney al mango, spiedini di salmone e caprino e torta Sacher destrutturata. Ma lei ora ha voglia di cose semplici ed essenziali. Cotture veloci. Minimo sforzo, massimo risultato.

Lei guarda ma non vede. Ascolta ma non sente.

È inverno. È perché si è persa. E tutto quello che sembrava bello e nuovo ed entusiasmante ora non lo è più. Lasciar andare. Ci sono cose che deve lasciar andare. Non vuole avere necessità. Non vuole avere bisogni. Non vuole avere desideri. Vuole solo che tutto diventi superfluo. Dormire. Bere. Mangiare. Pensare.

Lasciar andare. Dovrebbe, ma non fa altro che mettere su muri e protezioni e scudi e armature e strati e strati di pellicole che la anestetizzino dal mondo intorno.

Chissà se è così per tutti. Chissà se a un certo punto si smette di essere consapevoli di sè, di essere curiosi e si attraversa la vita senza più guardare fuori dal finestrino, perché tanto il paesaggio è sempre uguale.

Vedere o non vedere. Udire o non udire.

Forse è solo un momento. Forse quella parte di sè che ha lasciato andar via ritroverà la strada di casa. Non ricorda però se le aveva messo in tasca dei sassolini da seminare lungo il tragitto. Ricorda che aveva un macigno grande e opprimente sulle spalle, quello sì. E lei è una che, quando parte, torna sempre col bagaglio più pesante che all’andata. Non si libera mai di nulla. Accumula, colleziona, raccoglie. E la valigia è sempre più una zavorra.

Lasciar andare. Dovrebbe. Ma lei è una che si affeziona. Anche ai suoi dolori.

Vedere o non vedere. Sentire o non sentire. Il corridoio è lungo e gira sempre in tondo. Stai a vedere che non c’è neanche bisogno di seminare sassolini. Tornerà. Non sa quando. Ma tornerà.

(Foto personale)

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