Welcome to the jungle

Esiste un luogo magico, per chi lo sa vedere. Una jungla urbana che non assomiglia affatto ad una jungla così come siamo abituati ad intenderla. C’è una membrana opaca a dividerci da questo mondo di sogno, elastica e molle, bisogna attraversarla per entrarvi. Non è detto che un muro di mattoni sia più ostico da superare. Un muro offre appigli, possibilità per l’ingegno di aggirarlo,  scavalcarlo,  abbatterlo persino. Un muro di gomma, scivoloso, viscido ed elastico non da scampo, se non attraverso l’astuzia e la perseveranza di capire se ci sia una parte di membrana più sottile e fragile, che non ci rimbalzi indietro con forza proporzionale o superiore a quella con cui abbiamo provato ad attraversarla. Così come spesso accade con alcune persone.

Qui, in questa foresta evanescente e cosparsa di pulviscolo rarefatto, ci sono pini e abeti che hanno tronchi svettanti come pali della luce stradale. Ci sono cactus con aculei di filo spinato. Gli ibiscus fioriscono e hanno petali di plastica colorata come gli imballaggi delle casse di aranciata. Ci sono muschi e licheni morbidi come la schiuma dei materassi di memory foam. Api di rame lucente riflettono i bagliori di un sole che illumina il mondo con i 16 milioni di colori di una lampada a led per la cromoterapia. Svolazzano farfalle con ali di carta velina e si posano di tanto in tanto su fiori di vetro e arbusti d’acciaio brunito. Scimmie urlatrici, la testa a forma di megafono, si spostano veloci di albero in albero attaccandosi alle liane della linea elettrica, utilizzandole come caricabatteria. Conigli di peluche e lupi di ferro battuto hanno occupato la carcassa di un’auto rubata e vivono lì, vicino ad una sorgente di acqua gassata. È un surreale ecosistema questo, in cui latitudine e longitudine sono oramai superflue per determinare il clima. Eppure anche qui c’è della bellezza. I colori dell’arcobaleno ricoprono ogni cosa mischiandosi e fondendosi. Il clangore dei nostri giorni non arriva a sfiorare questo mondo.

Noto però un oggetto particolare, antico direi. Oggi non si usa quasi più. Una cassetta della posta, appesa ad un albero. L’unico tramite fra questo futuristico giardino segreto e il mondo del passato. Lascio un biglietto, dalla me che sono e sarò indirizzato a quella che ero. Alla cercatrice d’oro, che era in grado di trovare con facilità il bello e il buono in ognuno, andando oltre la patina esterna. Alla me stessa che conservava la fiducia nel genere umano, nonostante tutto. A lei, che anche dopo un torto subìto si scrollava un po’ di polvere di dosso e proseguiva ottimista. A lei ho scritto un biglietto. Perchè non so più dove sia andata a finire. Forse nascosta in qualche grotta buia, impaurita dalla troppa cattiveria e malignità del mondo intorno, bloccata dalla disillusione nei confronti degli esseri umani. Spero che le arrivi questo messaggio, attraverso la cassetta della posta del tempo. Che possa ricominciare a vedere il bello e il buono, anche dove non c’è.

(Foto personale)

image

Annunci