Della morte e altri pensieri

Oggi ho visto la morte. Aveva il volto esangue e le labbra violacee, lineamenti senza tempo, espressione dura e marmorea. Era una morte composta. Strano pensare che fino a poco prima quella morte era stata vita, che quel volto di donna millenaria aveva parlato, respirato, sofferto, pensato. Ora, sotto a quel lenzuolo adagiato lievemente, giaceva un corpo altrettanto lieve, vuoto, privato di emozioni, anni, ricordi. Privato del peso della vita e perciò più leggero. Etereo.

Sì. La vita sa essere pesante. La vita può essere una pietra legata ad una corda. All’altra estremità la corda è legata ad una caviglia. E ti trascina a fondo.

Madama Morte è stata elegante ed educata stavolta. Non si è presentata con troppo clamore, non è andata via con troppo strepito, non ha lasciato tracce cruente del suo passaggio. Ha persino avvertito che sarebbe arrivata in giornata, sotto forma di vaticinio, per bocca della sua stessa vittima.

E pensare che io l’avevo invocata per me, oggi, in un momento di esasperazione e disperazione. Nel caos e nella sofferenza, schiacciata dal peso di un’esistenza troppo complessa per poter essere compresa o spiegata, oppressa dall’assoluta e intollerabile ingestibilità del mio essere me, l’ho pensato. Vieni a prendermi. Ma fallo in fretta.

Infine è venuta. Ma l’ora non era la mia.

Chissà cosa si prova nell’istante in cui si muore. Chissà se ci si sente svuotati, se è come quando ci si addormenta, se si percepisce l’energia fluire via, diretta in altri luoghi. Diretta verso un’altra vita. Diversa.

Chissà se è come immergersi in un mare pacifico e immobile. Chissà se è come abbandonarsi e abbandonare il superfluo. Del resto, chi ha bisogno di bagaglio, nell’Altrove.

(Foto personale)

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