To dream the impossible dream

Ci sono giorni duri e notti ancora più dure dei giorni che le hanno precedute. Notti agitate, fatte di sogni convulsi, spezzati, vaghi. Quando il sonno è troppo poco pesante per poter sprofondare in un oblio completo e scuro e privo voci, ma non abbastanza leggero da lasciar comprendere tutto nei discorsi di quelle ombre fugaci e guizzanti. Alla fine di notti come quelle lei si sveglia sempre con il cuore che batte veloce e rimbomba nel petto e nelle orecchie, tonfi vibranti come sulla pelle tesa di un tamburo.

Ore 6.00 di mattina. Fuori piove. Ecco. Il disastro è completo.

Ma è Marzo. E Marzo è femmina. Il tempo fuori può cambiare alla stessa velocità con cui cambia l’umore di una donna lunatica ed emotiva. Un momento lei piange e allora giù secchiate d’acqua e rovesci e tuoni, fulmini e invettive, grandine, vento e sibili e mulinelli, singhiozzi spezzati e singulti, grandine e tempesta. Poi la tregua. Un momento dopo lei ride e allora sole, riflessi di luce, arcobaleno, salti allegri nelle pozzanghere, chiacchiere, cinguettii, smorfie e arricciamenti maliziosi di naso, moine capricciose, una brezza leggera che sa di primavera in anticipo, nuvole che si rincorrono come bambine all’uscita da scuola.

Niente. Marzo è femmina. E fa uscire il sole nel tempo di una doccia rapida.

E allora c’è speranza di una giornata che si possa in qualche modo tollerare. E allora in fila sul Raccordo, sovrastata dal cielo che è una coperta patchwork fatta di pezze d’azzurro e nuvole grigie cucite tra loro con fili di sole, lei mette su un po’ di note, di quelle belle, e si concede il lusso di sognare. Ad occhi aperti. Quei sogni che la notte passata le ha trafugato senza poterli vivere appieno e consapevolmente. Sognare senza remore, limiti e ritegno. Sognare che l’impossibile sia possibile. Senza quella zavorra di razionalità che le fa soppesare sempre gli ingredienti di una fantasticheria al milligrammo, come per la riuscita di una buona ricetta. Ci sono giorni duri ma ci sono sogni che al solo sognarli, al solo intuirli, rendono il tragitto più leggero e la strada più sgombra. Il Raccordo diventa la Route 66. Lei canta nella macchina, canta come se intorno non avesse un mare di auto guidate da lavoratori assonnati e scoglionatissimi, ma una platea di intenditori interessati. Sogna di non aver appeso le corde vocali al chiodo, anni fa. Di avere la voce di Diana Krall ed esibirsi al Blue Note, New York City. Di aprire una libreria, un luogo labirintico e misterioso, pieno di fascino, in cui vendere solo edizioni antiche, introvabili e pregiate, un luogo in cui le voci del passato si fanno tangibili e presenti. Sogna una sala appartata all’interno della libreria. Joe Barbieri, Omara Portuondo, Fabrizio Bosso, Ludovico Einaudi, Sergio Cammariere, Björk, Mike Portnoy, Stevie Wonder e Matt Bellamy, Ornella Vanoni, Mina, improvvisano jam sessions fondendo jazz e blues e rock.

Sogna di vivere viaggiando e scrivendo e fotografando…di scrivere e viaggiare e fotografare per vivere. Di rendere il suo diario di viaggio, il viaggio di altri. Di rendere il qui e ora, altrove e ovunque.

Ci sono note che sanno aprire corsie preferenziali, che azionano la scala mobile dell’immaginazione, che rendono possibile l’impossibile. Appunto.

(Foto personale)

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