Giro di walzer

​Ci lasciamo Vienna alle spalle, in questo viaggio che potrebbe essere un viaggio qualunque, ma qualunque non è. Vienna elegante, alti palazzi nobili nel centro, sembrano disabitati, forse perchè la gente è tutta in strada, a vivere. È attiva Vienna, sotto un cielo che pare grigio anche quando è azzurro, grigio chiaro lattiginoso come le piume di una colomba, vitale come se la gente stesse ballando un walzer quotidiano, turbinando tra il lavoro, un panino mangiato camminando, una lezione alla facoltà di matematica. Eppure in questo costante piroettare i volti delle persone sono distesi, pacifici, placidi nella loro disarmante disponibilità e gentilezza. Vienna è classica, di un classico senza tempo, come quegli abiti di signora che non passano mai di moda perchè disegnati senza tener conto della stagionalità. Vienna la puoi indossare sempre e sempre ti ci sentirai a tuo agio. Vienna è imperatrice e lo sa, ma non se ne vanta, magnanima sovrana dai lunghi capelli raccolti in una intricata pettinatura e trapuntati di stelle. Vienna con le carrozze dei cavalli. Vienna dai cortili nascosti in cui ti ritrovi per caso, seguendo il profumo di cioccolato che esce dalla porta aperta di una bella bottega, antro di strega in cui la patina di compassata quiete che qui tutto ammanta lascia il posto a sentori voluttuosi e speziati. Vienna dalla geografia che mi pare confusa, io che di solito mi oriento a perfezione. Ma forse è perchè ho bisogno di perdermi e lasciarmi guidare, lasciarmi un po’ andare, una volta tanto. Fammi strada tu, occhi belli. Vienna alle spalle da un po’. Attraversiamo in treno questo paese dalla lingua piena di consonanti di cui ricordo qualche parola ed espressione, insegnata anni fa da un amico caro. Brno, la stazione. Non posso scendere a salutarti, amico mio. Praga ci aspetta.

(Foto personale)

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