Ponti sul fiume del tempo

​I semafori durano pochissimo qui. Le persone, le donne in particolare, non camminano: corrono. Le scale mobili si muovono molto più rapide che altrove. I tram quasi decollano. Ci sono molte cose che qui danno l’impressione di andare veloci eppure molte altre sembrano ferme, cristallizzate, avvolte nella nebbia che la sera cala sulle torri gotiche e circonda i ponti. C’è una Praga ferma agli anni in cui Repubblica Ceca e Slovacchia erano ancora Cecoslovacchia, lo testimoniano i manichini nelle vetrine di alcuni negozi poco fuori dal centro, con parrucche dalle pettinature stile Barbie anni ’80 e abiti fuori moda; la fisionomia e le acconciature di alcune signore che vanno a fare la spesa e poi si fermano a fare colazione al bar-panetteria con cappuccino e pastarella retrò; le insegne dei negozi di periferia. Lo sguardo dei Cechi quando sono assorti è uno sguardo a metà tra il rassegnato e il consapevole: rassegnato al fatto che qui certe cose non cambieranno e consapevole che da una parte è meglio così. Poi, quando si risvegliano dal loro trasognato torpore, riappare lo sguardo ingenuo e allegro delle persone semplici, di chi la mattina si è buttato addosso la prima cosa che ha trovato senza badare troppo alla forma o alla necessità, come l’operaio che è andato ad asfaltare la strada con un jeans, una felpa e il cappello a falda larga invece del caschetto antinfortunistico e si fuma una sigaretta in pausa, tra una boccata di nicotina e un morso al panino imbottito di salsiccia di Norimberga, rafano e crauti. Ci sono sensazioni che si avvertono forti a Praga, un chiaro alone di oscuro mistero aggirandosi per i vicoli di Mala Straná e Staré Město, come se qualcosa di decisivo e inaspettato stesse per accadere dietro l’angolo. Poco importerebbe se si trattasse anche solo di un gatto che attraversa la strada. Qui a Praga questo avrebbe il suo peso, nello svolgimento della storia. Sì, perchè c’è una storia che è iniziata tanto tempo fa e che si è dipanata nel corso dei secoli, attraversando il Medioevo, arrampicandosi sulle guglie del Gotico, tingendosi d’oro barocco, avviluppandosi attorno alle volute eleganti dell’Art Nouveau con le sue atmosfere rarefatte e sognanti. È una storia che continua ad essere tessuta ogni giorno come una tela, qui a Praga, e di cui ogni passante fa parte, ancora e ancora e ancora. Addento un Trdlo, che curiosamente prende forma da una dolce, zuccherosa pasta spiralizzata con sentori di cannella. Gira, la ruota gira. Bagliori accecanti, come l’oro che Rodolfo II cercava di ricavare dai metalli poveri in preda alla sua follia alchemica. Come l’orologio nella Piazza della Città Vecchia che mai si ferma. Torneró. A camminare sotto questa pioggerella impalpabile, nel silenzio di certe vie poco battute. Sotto questo cielo grigio. Perchè Praga, col sole, non è la stessa.

(Foto personale)

Annunci