Hic et nunc

Un lunghissimo periodo senza scrivere. Mesi. Ma lo so che per me è così, ormai mi sono capita. Scrivo, smetto di scrivere, riscrivo. Dipingo, smetto di dipingere, ridipingo. Vivo, smetto di vivere, poi rivivo. Questo è successo in questo lasso di tempo. Ho smesso di vivere. Ho cristallizzato la mia esistenza e mi sono abbandonata, come fluttuando in un tempo-non tempo. Esistendo e non vivendo.

Volevo, una volta. Desideravo. “Non vedo l’ora che arrivi l’estate”. “Non vedo l’ora che arrivi Natale”. “Non vedo l’ora che arrivi sabato”. Ho smesso. Ho capito che io sono ciclica, come le stagioni. Tutto torna, alla fine, in me e fuori di me. In questo momento non ha senso aspettare qualcosa che poi, lo so, passerà comunque per poi nuovamente tornare. Così me ne resto sospesa, in questo presente strano, vuoto. In questo “qui e ora” che a volte è più leggero dell’aria, a volte più opprimente del Mondo sulle spalle di Atlante.

Fuori fa ancora freddo, ma si sente che la Primavera si sta preparando ad arrivare. Si sente che sta schiudendo gli occhi, sonnolenta. E’ ancora lì, che guarda sorniona l’ambiente circostante come una gatta sdraiata in pieno sole, indecisa fra l’alzarsi per andare a dar la caccia alle lucertole e il rimanere ancora un po’ a crogiolarsi in quel tepore che si infiltra lentamente, scalda le ossa e fa socchiudere gli occhi. Anche lei sospesa nel suo presente, anche lei incapace di guardare avanti, per immaginarsi poi morire, soppiantata dalla sorella Estate.

La mente rimane ferma nel tempo, ma vaga nello spazio. A nord, è diretta la mia.

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